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Fornovolasco

Il termine Fornovolasco, risulta legato alle attività fusorie del ferro ivi iniziate già in epoche medioevali; per la leggenda popolare, è originato dal nome di un certo conte Volasco di Brescia, capo di una compagnia di bergamaschi e bresciani, giunti alle pendici delle Apuane, perché richiamati dalla loro ricchezza mineraria.
Nel 1260, nel "Libellus extimi Lucanae Dyocesis", si trovavano elencate tra le chiese ed i luoghi pii dipendenti dalla Pieve di S. Felicita di Valdicastello, l'heremitorium Vallisbone de Versilia e l'hospitale de Volaschio. Quest'ultima struttura, consacrata a S. Maria Maddalena, era situata in Petrosciana lungo una diramazione della Via Francigena, all'epoca passaggio obbligato fra la media valle del Serchio e l'odierna Versilia. L'obbligatorietà di questo passaggio per raggiungere l'attuale Versilia, spiega come nel Medio Evo i frati agostiniani giunsero alla decisione di costruirvi una chiesa, un hospitale ed un monastero. Non vi sono elementi oggettivi di riscontro per stabilire la data di arrivo degli agostiniani nella vallata, ma si ritiene che possa essere fatta risalire al periodo compreso tra l800 ed il 1000. Sembra che i frati, dando asilo ai viandanti che transitavano lungo l'adiacente mulattiera, al calar del sole li guidavano nella fitta boscaglia accompagnando questa singolare processione col suono delle campane.
Al finire del secolo risalgono le prime notizie della frazione di Fornovolasco. Vi è, infatti, una carta contenente due atti che riguardano un medesimo negozio del 4 dicembre 1284. Dei due atti il primo fa riferimento alla cessione di un terreno, da parte di certi Lombardi di Forno Volastro in Garfagnana, ai sindaci delle comunità di Teringo e di Livigliano. Tale cessione aveva lo scopo di pacificare le controversie esistenti tra queste comunità per questioni di confine e di mancato rispetto di certe servitù, come quella dello jus lignandi ad uso di carbone, delle quali i sindaci di Teringo e di Livigliano pretendevano d'esser mantenuti in possesso. Il secondo atto indica invece la decisione degli arbitri intervenuti per dirimere la controversia, con la quale si concorda l'entità dei danni, limitando il diritto della pretesa servitù e accordando tra di loro i confini.
Il 7 febbraio 1308, tramite la registrazione di un contratto di vendita, si scopre che, sempre a Fornovolasco vi era un'intensa attività di fusione di materiali ferrosi.
Nel 1383, con la vittoria della fazione guelfa, il Comune di Lucca pacificò tutto il contado e divise la Garfagnana, con la sola eccezione del feudo vescovile di Sala a Piazza al Serchio, in quattro vicarie: Castiglione, Camporgiano, Coreglia e Barga; quest'ultima comprendeva i territori di Vergemoli e Calomini, mentre per quanto riguarda Fornovolasco, non citato, si può presumere che fosse anch'esso annesso a tale vicaria. Questa situazione rimase immutata fino al 1331 anno in cui i lucchesi sconfitti dai fiorentini, persero Barga che diventò enclave del governo di Firenze. Sorse allora la vicaria di Gallicano, in cui confluirono anche Vergemoli, Fornovolasco e Calomini.
La prima notizia sulla chiesa di Fornovolasco è del 1421: in un appello gli abitanti di Fornovolasco chiesero di unire la loro chiesa, vacante per mancanza di mezzi ed intestata a S. Francesco del Forno, a quella di S. Jacopo di Gallicano.
è de1 1575 la distruzione, per cause sconosciute, dell'hospitale di Volastro, mentre nel 1593 una mappa disegnata per una vertenza di confine, mostra l'abitato di Fornovolasco accresciuto ai lati del canale dei Santi, con un ponte che conduce vicino allo sbocco del canale del Battiferro. Nella località la Ferriera, che si trova a valle del paese sulla destra del torrente, si può con certezza individuare il sito del centro siderurgico, formato dal forno e dagli edifici ducali, caduti in disuso.

Qualche anno prima, nel 1522, Ludovico Ariosto fu designato dal Duca Estense governatore di Castelnuovo. Di passaggio presso le miniere Bùgie di Fornovolasco, lasciò scritte le sue impressioni:

Lo scoglio, ove il sospetto fa soggiorno,
alto dal mare da seicento braccia,
di ruinose balze cinto intorno,
e da ogni parte il cader moinaccia:
il più stretto sentier, che guida al Forno,
là dove il Garfagnin il ferro caccia,
La via Flamminia, ed Appia nomar voglio,
che passa verso il Mar, va su lo Scolgio.

È de1 1575 la distruzione, per cause sconosciute, dell'hospitale di Volastro, mentre nel 1593 una mappa disegnata per una vertenza di confine, mostra l'abitato di Fornovolasco accresciuto ai lati del canale dei Santi, con un ponte che conduce vicino allo sbocco del canale del Battiferro. Nella località la Ferriera, che si trova a valle del paese sulla destra del torrente, si può con certezza individuare il sito del centro siderurgico, formato dal forno e dagli edifici ducali, caduti in disuso.
Allo scadere del secolo XVII e dopo un lungo periodo di inoperosità, riprese con maggiore incisività l'attività siderurgica sulla Turrite, soprattutto grazie ai progressi della tecnica: l'estrazione del minerale era divenuta più agevole ed economica grazie all'uso delle mine e con la tromba idro-eolica, che sostituiva gli scomodi e costosi mantici, migliorò il processo di fusione, innalzando il rendimento del metallo e allungando i cicli lavorativi. Sotto la direzione del geologo Peyré, inviato dal Duca Rinaldo D'Este ad esaminare le miniere di ferro del Trimpello, si potenziò nuovamente Fornovolasco, grazie alla costruzione di nuovi forni, edifici adibiti alla lavorazione del ferro, magazzini e case per lavoratori.
Nei primi decenni del XIX secolo, complice una politica protezionistica degli Stati confinanti con la Garfagnana (come Firenze e Lucca), iniziò il declino della attività di fusione e di lavorazione del ferro a Fornovolasco. Il Granduca di Toscana, nel 1816, aveva vietato l'importazione di ferro lavorato nel territorio del Granducato, mentre nel 1823 la Duchessa di Lucca ne aveva gravato il commercio con dazi esorbitanti.